Domenica 29 Giugno 1997
JazzItalia. Pioggia al Teatro Romano,
poche decine di spettatori, ma si fa musica lo stesso
“EROI” SUL PALCO COME IN PLATEA
Molinari e Ottaviano, due stili di improvvisazione
Una pioggia autunnale ha bagnato al Teatro Romano la terza serata di JazzItalia, organizzata quest’anno dal CSM con la consulenza artistica di Lelio Tagliaferro e il patrocinio dell’assessorato alla cultura del comune.
I concerti in programma (The Lello Molinari Quartet e il trio del sassofonista Roberto Ottaviano) non sono saltati solo per la volontà dei musicisti di esibirsi in ogni caso e grazie alla “resistenza” di poco più di una cinquantina di eroici spettatori che hanno assistito a una buona parte della serata sotto l’acqua.
Sono due proposte lontane tra loro quelle che si sono avvicendate sul palcoscenico dell’anfiteatro. Due situazioni musicali apparentemente prive di forti denominatori comuni e che invece hanno trovato secondo noi proprio nell’improvvisazione, anche se interpretata in modi assolutamente diversi, il filo rosso conduttore della serata.
Quello del Lello Molinari Quartet, è un mainstream in cui convivono momenti intimistici, jazz modale e gli insegnamenti di Ornette Coleman, Lello Molinari al contrabasso, George Garzone al sax tenore, Bob Gullotti alla batteria e Luigi Tessarollo alla chitarra portano avanti per di più di un ora swing poderosi, ritmi “afro” in sei quarti intervallando sempre il rigore all’improvvisazione collettiva ed estemporanea. Le scelte sonore ci hanno ricordato in diversi momenti i più recenti combo messi in piedi da Paul Motian in cui l’impasto sax tenore/chitarra elettrica è sempre preponderante, ma anche forse per la personalità musicale e il “drive” del batterista Gullotti, probabilmente il vero asso nella manica del gruppo.
Luigi Sabelli