“JAZZITALIA”, ESAME CON LODE
Pochi giorni dopo quello internazionale, Verona ha ospitato una felice edizione del festival che dedica alle forze di casa nostra. Pur segnata dalla pioggia, ha dato una positiva conferma dello stato di salute generale e un esempio per altre rassegne.
di Giuseppe Segala
L'edizione 1997 di JazzItalia, svoltasi a Verona pochi giorni dopo il festival internazionale, offriva un cartellone ricco di proposte allettanti, con incontri anche inediti fra musicisti italiani e stranieri e formazioni presentate in anteprima assoluta. Il risultato, sotto il punto di vista artistico, è stato pregevole e ha ripagato l'eroico pubblico, del Teatro Romano, costretto a starsene rannicchiato sotto l'ombrello per due sere su quattro. ---
La terza serata era ancora all’insegna dell’incontro tra musicisti italiani e stranieri: il quartetto del contrabassista Lello Molinari comprendeva George Garzone ai sassofoni, Luigi Tessarollo alla chitarra e Bob Gullotti alla batteria, mentre il trio di Roberto Ottaviano presentava due autentici pionieri del jazz creativo europeo, la pianista Irene Schweizer e il batterista Pierre Favre. Il gruppo di Molinari era organizzato su un moderno, robusto mainstream, ove non mancavano roventi e repentine sortite nel free. La performance del quartetto, iniziata con un veemente Cherokee, si è sviluppata su composizioni del leader (Nothing Cheap, First Dance), di Garzone e di Dave Holland, con buoni interventi solistici soprattutto del sassofonista, a cui è mancato però un vero affondo nell’emozione.